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La Radio

RADIO LIBERA = la radio libera
di Fatima Moliardo

…---… SOS Save our souls (Salvate le nostre vite)
Era il 15 aprile 1912, e questo messaggio in codice Morse veniva radiotelegrafato dal “Titanic”, per chiedere soccorso immediato, poiché la nave colava rapidamente a picco.

Non sono pochi i teorici a sostenere che la radio pubblica sia stata originata come conseguenza delle enormi difficoltà di comunicazione evidenziate durante l’affondamento del “Titanic”, creando così regole specifiche di emissioni radiofoniche per ogni paese, con il fine di ottenere un sistema di comunicazione più efficiente.
Ma la radio nasce prima.
Sebbene la prima ricezione di voce umana trasmessa per o­nde elettromagnetiche sia stata attribuita a Guglielmo Marconi, la radio è un’invenzione di gruppo quasi contemporanea, una staffetta di scoperte, modifiche e perfezionamenti apportate da nomi illustri che, chi prima e chi dopo, hanno approfondito i fenomeni corrispondenti alle oscillazioni che non sono percettibili al nostro udito, svincolando i fili conduttori che esistevano nella telefonia e telegrafia.

Le origini
La pietra miliare risale al 1830, quando Morse inventa la comunicazione telegrafica, creando un codice che consisteva in assegnare ad ogni lettera, numero o segno ortografico, uno o vari intervalli di diversa durata di tempo (conosciuti come linee e punti).
Trentacinque anni dopo, il fisico scozzese Maxwell, traducendo le idee di inizio del secolo del suo collega Faraday, afferma che le oscillazioni elettriche di alta frequenza si potevano propagare nello spazio alla velocità di 300 mila chilometri per secondo, già che la luce non era altro che la manifestazione visiva di un’onda elettromagnetica.
Questa sua teoria viene poi confermata in maniera pratica dal fisico tedesco Heinrich Hertz ( da lui prendono nome le o­nde herziane e l’unità di misura di Hertz) producendo o­nde elettromagnetiche generate da una scintilla di alto voltaggio tra due elettrodi. Hertz infatti costruisce un circuito oscillante che produceva o­nde capaci di trasportarsi nello spazio e in grado di essere captate da un cavo elettrico, a mo’ di antenna, generando una corrente elettrica simile a quella prodotta dal circuito di origine.
Si apre cosi il camino del telegrafo senza fili.
A sua volta, l’ingegnere russo Alexander Popov osserva dalle esperienze di Hertz che la sensibilità del rivelatore di o­nde elettromagnetiche aumentava se si collegava a un filo conduttore, sospeso allora da un aquilone.

Fu allora che il già premio Nobel in fisica Guglielmo Marconi riesce, dopo due anni di sperimenti, a mettere a punto la prima comunicazione telegrafica senza fili tra la cittadina inglese di Laverck Point e l’isola di Fratholm nel canale di Bristol, coprendo la distanza di cinque chilometri.
Era il 14 maggio del 1897.
Le prime decadi del 1900 vedono la radio come oggetti pesanti e ingombranti, uno strumento di uso principalmente militare e navale, ma, superate le prime fasi pionieristiche, essa si diffonde rapidamente.
E’ a Pittsburg, Stati Uniti, che nasce la prima stazione radio privata con la trasmissione dei risultati delle elezioni presidenziali (1920); due anni dopo si ascolta la storica BBC a Londra, mentre anche Parigi, dalla Torre Eiffel, trasmette i suoi primi programmi.
La Seconda Guerra Mondiale ha dato una ulteriore spinta alla diffusione della radio, pilastro d’informazione e propagazione di notizie così come strumento psicologico propagandistico per i nemici.
Nel gennaio del 1928, l’URI ( Unione Radiofonica Italiana) fondata nel '24 come prima concessionaria di radiodiffusione, successivamente denominata EIAR ( Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche) diventa uno dei mezzi più importanti di comunicazione di massa, come presto scopre lo stesso Mussolini che la adotterà come principale strumento per la propaganda del regime.

Le potenzialità specifiche
A differenza di altri mezzi di comunicazione, la radio genera una situazione molto particolare, dove si percepiscono spazi senza essere recepiti, dove, dal nulla, si disegnano mari, montagne, animali, facce, sorrisi, tristezze... La radio, come si e’ spesso detto, e’ un mezzo cieco, ma allo stesso tempo, un mondo a colori.
Questo succede perché solitamente coloro che ascoltano generano costantemente immagini mentali che, a differenza di quelle gia fatte che offrono altri mezzi come il cinema, la televisione, i giornali, la fotografia e ultimamente i videogiochi, non sono limitate a spazi, schermi o monitor, ma presentano una grande ricchezza espressiva e una straordinaria possibilità d’immaginazione.
La capacità di generare immagini mentali degli ascoltatori è, senza dubbio, la principale prerogativa della radio come mezzo di comunicazione, anche se tradizionalmente bisogna attribuirle altre proprietà di grande importanza, come l’immediatezza, la varietà di udienza, l’accessibilità e la credibilità dei suoi messaggi.
Inoltre, se comparata con altri mezzi di comunicazione, la radio è meno costosa e tecnicamente molto semplice, visto che tanto la radiolina come il più complesso sistema hi-fi ricevono lo stesso messaggio.
La radio, nonostante le grandi trasformazione tecnologiche che hanno subito gli altri mezzi di comunicazione, continua ad essere la più rapida istantanea e facilmente accessibile, soprattutto per notizie di ultima ora. Allo stesso modo, non ha perso la proprietà di raggiungere un pubblico enorme ed eterogeneo, proprio per il messaggio semplice e facile da capire e perché la sintonia è compatibile con qualsiasi altra attività.
A differenza degli altri mezzi di comunicazione, la radio, non richiede l’esclusiva dell’attenzione.
Ancora, essa intrattiene anche chi non sa leggere o scrivere, ed é gratuita e “non invasiva”.

La magia della voce e della musica
La voce è lo strumento con cui abitualmente ci esprimiamo e logicamente essa è la colonna vertebrale del suono radiofonico.
La voce è l’unico mezzo di cui disponiamo per trasmettere all’interlocutore informazione complementare, per infondere fiducia, amicizia, credibilità, allegria.
La magia del suono, tramite la voce, la musica e gli effetti speciali affascinano facilmente, permettendo di sviluppare la creatività e l'immaginazione. E’ proprio per questo che la radio, nonostante i pronostici che la davano per spacciata con l’introduzione prima della televisione, poi con l’esplosione dei giornali ed infine con l’arrivo di internet, continua a sopravvivere proprio grazie alla possibilità di creare mondi immaginari suggeriti proprio dalla fusione della parola e la musica.

Il rapporto tra radio e musica è così stretto che difficilmente potremmo immaginarci la radio senza questo componente. Questo binomio si e’ verificato fin dai primi albori, quando la musica era usata appunto per dilettare ed intrattenere gli ascoltatori, anche a costo, date le limitazioni tecniche dell’epoca, di portare i microfoni direttamente sullo scenario stesso, ovvero teatri e saloni da ballo.
In seguito, grazie al progresso della tecnologia, le stazioni sono state in grado di adattare acusticamente le proprie istallazioni, riuscendo a trasmettere una programmazione musicale propria e variata, e anche se questo passo avanti fu una vera e propria rivoluzione, si concretizza una grande novità con l’arrivo del disco. Questo grande evento ha propiziato l’aumento degli spazi musicali, la nascita di stazioni specializzate in musica e la creazione di pezzi esclusivi e specifici per la radio.

L’evoluzione tecnologica
Essendo la tecnologia più accessibile in termini di costo e comprensione, la radio e’ sempre stata usata come mezzo di educazione. Molto prima dell’era dei computer, le stazioni radiofoniche avevano gia ideato l’educazione a distanza, le trasmissioni scolastiche di alfabetizzazione per gli adulti, così come campagne di educazione basica.

Dopo la rivoluzione della radio per l’arrivo della Frequenza Modulata, il DAB (Digital Audio Broadcasting) diventa la più importante innovazione in grado di migliorare considerevolmente la ricezione del suono, perché supera gli effetti conosciuti come propagazione multi traiettoria dovuta a ostacoli come edifici o montagne. Questo sistema offrirà all’utente una qualità sonora comparabile a quella dei Compact Disc, una ricezione sicura e continua, libera di interferenze ed immune agli effetti degenerativi della propagazione delle o­nde radio in presenza di ostacoli.
In DAB viene creato nel 1988 dalla Unione Europea di Radiodiffusione (EUR) in collaborazione con la Unione Europea con il progetto denominato Eureka-147.
Le nuove radio digitali offriranno una serie di benefici che da ‘unimediali’ (dove cioè conta solo il suono) si affacceranno all’universo multimediale.
I sintonizzatori potranno essere esclusivamente DAB o sistema combinati con AM/FM tradizionale analogico. Potranno visualizzarsi dati come informazioni sul traffico, testi delle canzoni trasmesse in quel momento, memorizzazione dei programmi effettuati dal ricevitore stesso. aggiornamenti sul sistema di navigazione ed altro.

Di fronte alle nuove forme di comunicazione ipertecnologici ci si chiede quale sia il futuro della radio. La risposta dipende dalla sua interazione con gli altri media.
Un recente convegno tenutosi a Roma sull’evoluzione della radio afferma che questa prospettiva di integrazione di mezzi non comporta assolutamente la cannibalizzazione della radio da parte di Internet e la sua sostituzione con l’ascolto o­n/line o con la selezione di brani musicali, chiamata play-list. La diffusione o­n-line della trasmissione radio e le play-list sono solamente dei comodi e interessanti gadget messi a disposizione dei navigatori/ascoltatori, ma non costituiscono di per sé quel qualcosa di più che la rete può fornire a chi ascolta e ama la radio. Rimane il fatto che questo mezzo è l’unico a stimolare la partecipazione attiva da parte dell’ascoltatore, il quale viene spinto a diventarne protagonista.
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